Tutto ha inizio da qui
- Doris Laku
- 22 set 2022
- Tempo di lettura: 10 min
Aggiornamento: 17 ore fa
I neonati non sono altro che il (D)io: capaci di apprendere, conoscere, percepire ciò che non è visibile all'occhio umano divenuto adulto. Mi piace definirli alieni, entità con capacità superiori, volti a essere educati a divenire il loro sé. Anch'io, da narratore, fatico a ricordare a pieno le mie azioni governate dall'impulso infantile. L'infanzia non è uno dei temi da trattare se non si possiedono le capacità spirituali o scientifiche e, per quanto la mia sapienza voglia cibarsi di nozioni, la mia età è ancora giovane per poter trattare argomenti approfonditi grazie all'esperienza dell'età, che, avanzata, possono essere ben esposti con maggiore sicurezza.
Ma passiamo oltre: inizio a parlarvi di lei, una creatura come tante, un (D)io educato ad essere tale, privo della consapevolezza di ciò che è realmente. Inizia così il primo capitolo della mia storia inedita e forse infinita.
Nel 2014 nasce Marilyn, il personaggio che ha dato vita alla mia passione per la scrittura e ha permesso di manifestare il desiderio di conoscere a livello psicologico tutto ciò che mi circonda. La protagonista del libro che sto scrivendo è una giovane creatura appassionata di psicologia, buongustaia di vini, colma di sogni, piena di idee, vogliosa di sapienza. Tra le tante passioni emergono la bellezza dell'arte e la produzione artistica, i pensieri dei grandi filosofi, l'amore per la musica.
Il nome della protagonista è ispirato all'attrice, cantante, modella e produttrice cinematografica statunitense Marilyn Monroe, donna dalla bellezza semplice, formosa, dotata di una sensualità innata.
Come di consueto, presentarmi mi riesce estremamente difficile e, come nel monologo Non io di Samuel Beckett, ripercorro frammenti di me in terza persona. La scrittura è divenuta così negli anni l’unico modo per monitorare il mio pensiero e quello degli altri, facendo luce su aspetti che spesso nella comunicazione vengono a mancare. Spinta dal bisogno di analizzare a livello psicologico le cose, l'arte in senso lato mi ha permesso di realizzare opere fotografiche e pittoriche sulle tematiche sociali, tra le quali: la fragilità dell'adolescenza, la pandemia vissuta negli ultimi tre anni, la violenza sulle donne, la maternità, i problemi sociali e ambientali.
DORIS LAKU, figlia d’arte, di origini albanesi, cresciuta in un clima ricco di stimoli e fermenti culturali.

Per stimolare le prime capacità del neonato, le tradizioni appartenenti alle mie origini portarono i miei genitori a mettere sia me che mia sorella di fronte a degli oggetti. Gattonando, per qualche motivo strano, afferrai una matita e un CD, tralasciando tutto il resto. Tale tradizione porta a conoscere la mansione che il bambino, crescendo, andrà a maturare.
La classica espressione del bambino che guarda dal finestrino durante una lezione di matematica e i continui scarabocchi che colmavano ogni spazio bianco mi portarono a iscrivermi al liceo artistico, dove, seguendo le orme di mia sorella, otto anni più grande, decisi di approfondire gli aspetti dell'arte che, grazie a lei, sono ora parte integrante della mia vita.
In terza superiore, visto il cambio d’indirizzo che il liceo artistico propone per sviluppare un settore di quelli sperimentati durante il biennio, mi ritrovai di fronte alla prima scelta: cosa vuoi fare da grande?
Siccome ai tempi nostri la tecnologia stava prendendo il sopravvento, offrendo la possibilità di approfondire più argomenti, decisi di diplomarmi in Arti figurative, seppur appassionata di fotografia e cinema, per il semplice bisogno di saper realizzare opere manualmente, come si faceva ai tempi antecedenti al digitale.
Nonostante ciò, la fortuna mi portò ad avere il primo anno un professore di storia dell’arte che offriva lezioni di fotografia facoltative nel tempo libero. I primi tentativi, in automatico, non mi davano la soddisfazione di poter dire di essere capace a scattare fotografie, anche se risultavano perfette agli occhi degli altri.
Iniziai così a sperimentare il manuale, cambiando i valori dell'ISO, del diaframma e del tempo di scatto, con primi risultati a dir poco osceni. Dopodiché, tra un tentativo e l'altro, con le macchine fotografiche messe a disposizione dalla scuola iniziai a girare video, interviste seguite da scatti e a riprendere il dietro le quinte del Liceo Artistico Benedetto Alfieri. Il mio entusiasmo per il settore multimediale fu colto subito dalla mia famiglia.
RITRATTO FOTOGRAFICO MONOCROMATICO
Nel 2015 i miei genitori mi comprarono la prima macchina digitale, reflex 1200d con obiettivo base 18-55mm, e mi aiutarono un anno dopo ad allestire un piccolo studio in casa, dotato di fondali fotografici (bianco e nero e bordeaux), softbox e treppiedi. Iniziai così, durante il tempo libero, a sperimentare le tecniche base e ad effettuare ritratti fotografici, ponendomi l'obiettivo di cogliere l'anima del soggetto.
Un approccio che tendo ad avere con i soggetti fotografati è la spontaneità, infatti, mi diverto nel fare battute che possono far ridere o sorprendere il soggetto per catturare l'espressione naturale. Il volto femminile diviene parte integrante della mia fotografia. Con lo scopo di catturare frammenti spontanei o elaborati, che possano al meglio esprimere la donna in rapporto con la società e la vita quotidiana.


La mia musa ispiratrice e soggetto di molti dei miei scatti è da sempre stata mia sorella, Enis Laku, con cui ho avuto modo di confrontarmi su idee e progetti, vedendo in lei la volontà di aiutarmi a realizzarli.


La scelta monocromatica è dovuta alla passione per i film muti e la fotografia analogica, mai sperimentata, da cui però rimango estremamente affascinata. La ritrattistica nel corso degli anni, anche attraverso scatti apparentemente semplici, è divenuta, in post produzione, un indagine psicologica dell'individuo.
Pre-meditare uno scatto in bianco e nero, mi permette di andare oltre, non distrarmi. Focalizzarmi esattamente sull'attimo espressivo del soggetto, mi da modo di empatizzare.
La formazione nel settore fotografico posso dire di averla approfondita da autodidatta; Per questo motivo, sia per mancanza di fondi che per poca sicurezza nel campo, ho continuato a utilizzare gli stessi strumenti per sette anni.
RITRATTI E CARICATURE
Dedicandomi negli ultimi tre anni al settore multimediale, e ricercando uno stile di pittura che potesse donarmi un’identità artistica, mi sono trovata a trascurare l’ambito figurativo appreso al liceo. Per non abbandonare del tutto la copia dal vero, durante il tempo libero, utilizzando i social media, invitavo le persone a farsi fare una caricatura.



Nascono così le non caricature, dei ritratti in miniatura che, a differenza delle caricature, si pongono l’obiettivo, nella loro semplicità, di rappresentare al meglio la visione che ho del soggetto raffigurato. Tra i ritratti più elaborati vi sono quelli dei miei famigliari e quelli richiesti su commissione.
ESPERIMENTI FOTOGRAFICI

Attratta in particolare modo dal futurismo, decisi di approfondire la fotografia del movimento, rendendo però movimentate immagini statiche, ferme. Volendo esprimere al meglio il concetto dell'astrazione, dopo diversi tentativi sono giunta a ricreare scatti che potessero mettere in luce l'energia vitale secondo il mio punto di vista. Questa tipologia di fotografia, a differenza della ritrattistica proposta in precedenza, tendo ad effettuarla sempre a colori, per poi valutare se effettivamente possa essere d'impatto anche l’utilizzo monocromatico. La post-produzione in questo tipo di scatto è praticamente assente, se non per piccole correzioni, come l'esclusione di cromia.
La tematica della donna, oltre ad essere soggetto persistente dei miei scatti, diviene analisi personale del mio genere. Trattando diverse situazioni, ideologie e pensieri, cerco con l’arte in senso lato di mettere in luce tutte le peculiarità che essa manifesta, andando incontro, sotto forma di protesta, a tutte le debolezze e discriminazioni che spesso il genere femminile, vulnerabile, si ritrova ad affrontare.


Una tecnica fotografica che ho iniziato a sperimentare da diversi mesi è quella dell'esposizione multipla. Ho avuto modo di conoscere la sovrapposizione di immagini osservando le opere del fotografo e grafico torinese Luca Sidari.
Come detto in precedenza, il ritratto per me significa cogliere il momento giusto per immortalare un’espressione spontanea. In questo scatto, l’intenzione era quella di ricreare il movimento della risata, per simulare la parola inespressa che diviene voglia di essere ascoltata.

Qui presento una serie di scatti sulla tematica della pandemia, in particolare incentrati sulla quarantena. L’uomo, in rapporto con il proprio sé, sperimentando la solitudine e le contrastanti emozioni quali: tranquillità, noia, esasperazione e sofferenza dovuta al mancato contatto sociale, giunge a stare bene con se stesso.
"La solitudine dell'espressione."
"L'illusione dell'ascolto. La parola implora libertà" Modella: Enis Laku
Un progetto che vuole invitare le persone a trovare un equilibrio interiore, una serenità e pace con se stesse che, al contrario, se non si possiede, non si può sperare di trovare all’esterno, colmando delle mancanze. Le ombre ricreate dal gioco di luci servono ad enfatizzare questo concetto.
Gli scatti sono stati effettuati seguendo in particolare modo la geometria, la regola dei terzi, le diagonali e le linee.
IL VIZIO AUTODISTRUTTIVO DELLA SOLITUDINE
Riprendendo la tematica della tossicodipendenza, vi presento una sovrapposizione accompagnata da una serie di scatti di un giovane vulnerabile che, sentendosi estraneo alla società, diviene dipendente da sostanze nocive, credendo che queste possano essere per lui il mezzo per sfuggire alla solitudine.

La sequenza di immagini segue tendenzialmente il filo della droga leggera, che sfocia nell'assunzione di sostanze maggiormente dannose. Tra le scelte meditate per il progetto vi è la posizione del soggetto, la scelta notturna e tempi di esposizione lunghi, che mi hanno permesso di ottenere scatti più vicini al vintage. La scelta monocromatica è dovuta alla drammaticità che volevo trasmettere al fruitore di fronte a questo progetto.



ANDIAMO A PRENDERCI UN CAFFÈ?
Essendo un’amante sfegatata del caffè, e poiché sentire brontolare la moka mi ricorda le mie insicurezze e lamentele durante un progetto artistico prima di portarlo a termine, una mattina mi sono alzata e, non potendomi bere la porzione per quattro, ho deciso di sporcare un foglio di caffè e seguire le forme. Ottenendo risultati piacevoli, ho iniziato a lavorare su questa tecnica, realizzando stampe manuali, partendo prima dal bozzetto preparatorio di una scena che poi andrà trasferita sul foglio macchiato di caffè.

A condizionare la mia produzione artistica furono in primo luogo le ambientazioni fiabesche e gotiche del regista, produttore cinematografico e disegnatore statunitense Tim Burton, tra cui Alice nel paese delle meraviglie e La sposa cadavere.
Il secondo citato, insieme ad altre influenze artistiche come Giacometti, con le figure esili in scultura, ed Egon Schiele, con le sue figure deformate e contorte dal tratto marcato, mi diede modo di approfondire un processo di astrazione della figura umana che potesse rispecchiare al meglio la mia identità artistica.
Secondo l’"Automatismo psichico" teorizzato da André Breton, padre del surrealismo, la mia arte ha avuto modo di manifestarsi tramite il punto di vista psicologico dell’analisi. Adottando il metodo paranoico-critico, tecnica sviluppata da Salvador Dalí, una volta impugnata la matita, il mio inconscio comincia a elaborare il collegamento tra cose che non sono collegate razionalmente.
AUDIOVISUAL
Tra le tante passioni artistiche emerge quella per la musica, dovuta a colui che mi permetteva di danzare, nel pancione di mia madre, ancor prima di nascere: mio padre, Hektor Laku, in arte Tuner Strings, accordatore di pianoforti, che sin dalla giovane età portava con sé la chitarra e l’armonica.
Questa comunione tra le due melodie mi ha dato modo di conoscere la musica che, nonostante impressa nel tempo e parte integrante della storia, risulta essere ignota a buona parte delle nuove generazioni. La luna immensa citata dai brani di Fred Buscaglione, la vita spericolata di Vasco, il generale sulla collina di De Gregori, le melodie poetiche di Bob Dylan, l’interpretazione sentita del brano Summertime e il rock di Bruce Springsteen hanno così dato modo al mio orecchio di percepire la bellezza poetica della musica.
Oltre al fattore culturale, ampliato grazie alla curiosità di chiedere quale brano fosse suonato, una cosa imparata ascoltando mio papà è quanto possa essere importante ascoltare anche ove non c’è parola, quanto tutto sia intrinseco di significato.

I risvegli mattutini accompagnati dalle sue note, le melodie impresse nella testa per intere giornate e le emozioni contrastanti che egli mi trasmetteva mi spinsero, un giorno, trasportata dalla passione per il settore multimediale, a realizzare filmati che potessero far arrivare al mondo esterno il talento che osservavo.
Il suo vasto repertorio musicale mi portò a realizzare video inizialmente statici con treppiedi e piccole modifiche in post-produzione, per poi sperimentare filmati più dinamici, alternando diversi piani di ripresa. Durante il montaggio, poiché l’armonica fungeva da voce e la chitarra da accompagnamento, la difficoltà era la sincronicità tra inquadrature e melodie. Mio padre divenne così il soggetto fondamentale di ogni filmato, permettendomi di utilizzare cover reinterpretate senza violare il diritto d’autore.
SALON D'ARTE ENDOLA

Trasferita a Torino per l’ultimo anno del liceo, visti i numerosi quadri di mia madre, Zaimina Laku, il repertorio musicale di mio padre e l’arte che accomuna me e mia sorella, decidemmo di aprire una piccola Galleria d’Arte sita a Torino, con il desiderio di promuovere l’arte nelle sue molteplici forme.
Questa collaborazione ha offerto uno spazio culturale agli artisti e agli appassionati d’arte, in cui potersi sentire accolti in un ambiente confortevole e piacevole. Il calore, i colori e la passione non sono mai mancati, come non sono mai mancati nella mia vita, grazie alla mia famiglia.
Divenuta mia mansione da oltre tre anni, ho avuto modo, al Salon d’Arte Endola, di sperimentare e gestire il settore multimediale, ricreando per ogni mostra collettiva lungometraggi di conferenze o sintesi di eventi, oltre a effettuare reportage delle serate.
Aiutata solo ed esclusivamente da YouTube, ho approfondito l’utilizzo del software Premiere, tutt’ora il mio programma di post-produzione principale. Purtroppo scorciatoie non ne ho mai viste: ore e ore di produzione hanno dato modo al mio tempo di essere speso bene, affinché ogni lavoro successivo risultasse migliore, aspirando sempre all’evoluzione.

Sin dalla giovane età, essendo una radio vintage priva di interruttore e manifestando la maggior parte dei pensieri per iscritto, comportandomi da lupo solitario selettivo, iniziai a scrivere i cosiddetti “Parole a vanvera”. Una raccolta di pensieri sulla società, sulla mia persona in senso lato e sull’uomo come singolo, a cui ho deciso di dare voce.
Leggendoli a parenti, interpretandoli in monologhi sul beat, pubblicandoli per mettere alla prova l’attenzione e l’efficacia dei social media, questa raccolta di scritti diviene parte caratterizzante del mio essere, volta a essere un invito alla me del futuro, così come al lettore, a vivere le leggi, le notizie e le esperienze con estrema leggerezza, anche se turbolente.
Ci tengo a sottolineare che Parole a vanvera è in chiave ironica: il nome dato alla raccolta (dare fiato alla bocca) esprime la libertà di parola non concessa, o meglio, a cui non viene data importanza. Un flusso di pensieri sarcastico ed estremamente schietto, che mi ha permesso di ricreare scenari, opere artistiche, brani musicali e di mettere in pratica ciò che la mia mente contorta elabora ogni qualvolta si presenti l’occasione di fare arte.

E così, tra un Parole a vanvera e uno sketch, murales ed esperimenti infiniti alla ricerca dell’identità artistica, in un mondo in cui l’arte può essere messa nelle mani di chiunque lo voglia, vi sono tutte le riprese di elaborati artistici, proposte secondo la metodologia del cortometraggio muto, a scopo di monitorare il mio percorso e l’avanzamento artistico.
Si conclude così la prima fase del mio percorso artistico, che va dal 2015 al 2022. Portfolio presentato alla Scuola di Cinema, Fotografia e Audiovisivo. Il dono della sintesi non è mai stato il mio forte.







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